-Eva Benelli-
Quando, una ventina di anni fa, pubblicammo la prima versione del sito dell’Osservatorio nazionale screening, la comunicazione istituzionale sanitaria aveva più o meno questa idea di sé: informare. Le istituzioni producevano documenti, il web li rendeva disponibili, gli operatori li scaricavano. Il sito era soprattutto un archivio, e già questo era un passo avanti.
Da allora è cambiato molto, e non solo nella tecnologia. Il mondo dello screening si è confrontato con questi cambiamenti prima e più di altri ambiti sanitari, perché da sempre deve coinvolgere persone che sono, o si credono, sane: non pazienti in cerca di una risposta, ma cittadini e cittadine che non sempre possono sentire il bisogno di sottoporsi a un esame. L’ONS lo ha fatto fin dall’inizio, considerando la comunicazione parte integrante della qualità dei programmi. E forse anche questo impegno nella comunicazione ha contribuito a modificare la consapevolezza delle persone.
Il primo cambiamento, comunque, riguarda il contenuto dei messaggi. Per anni la comunicazione sugli screening è stata soprattutto promozione: aderire era la scelta giusta, e bisognava convincere. Oggi ci confrontiamo con la consapevolezza che anche gli interventi di prevenzione più efficaci hanno limiti ed effetti indesiderati: falsi positivi, sovradiagnosi e trattamenti non necessari, e siamo d’accordo che le persone hanno diritto di conoscerli. L’obiettivo si è spostato dall’adesione alla scelta informata. È un passaggio culturale prima che comunicativo, e riguarda direttamente gli operatori, chiamati a spiegare e non soltanto a invitare.
Il secondo riguarda il rapporto con le prove. Una comunicazione sanitaria credibile deve dichiarare da dove vengono le informazioni, quanto sono solide e che cosa ancora non si sa. Dati, indicatori e survey non sono più materiali da consultare in un PDF, ma contenuti da rendere leggibili, confrontabili e riutilizzabili.
Il terzo è la fine del monopolio. Vent’anni fa la fonte istituzionale era, di fatto, la fonte. Oggi compete con social network, forum, influencer e, da poco, con sistemi di intelligenza artificiale che rispondono a qualsiasi domanda. La pandemia ha mostrato quanto la fiducia sia fragile. L’autorevolezza non si dà più per scontata: si guadagna con la chiarezza, la trasparenza e la coerenza nel tempo.
Infine, è cambiato il modo di leggere. Si consulta dallo smartphone, di fretta, spesso arrivando da un motore di ricerca direttamente a una pagina interna. Accessibilità, semplicità del linguaggio e architettura dei contenuti non sono dettagli grafici, ma le condizioni perché l’informazione arrivi davvero.
Il nuovo sito dell’ONS prova a tenere conto di tutto questo, pur restando uno strumento per i professionisti. Anzi, proprio per questo: gli operatori dei programmi di screening sono il punto in cui la comunicazione istituzionale incontra le persone. Offrire loro informazioni aggiornate, utili e facili da trovare significa dare sostanza a quell’idea di scelta informata che in questi vent’anni è diventata centrale.
Vent’anni fa volevamo un sito che raccogliesse i documenti. Oggi vogliamo un sito che aiuti a usarli.

