{"id":184,"date":"2023-09-24T13:06:39","date_gmt":"2023-09-24T11:06:39","guid":{"rendered":"https:\/\/ons.stage-zadig.it\/index.php\/notizia\/international-cancer-screening-network-2023\/"},"modified":"2023-10-24T20:59:54","modified_gmt":"2023-10-24T18:59:54","slug":"international-cancer-screening-network-2023","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ons.stage-zadig.it\/index.php\/2023\/09\/24\/international-cancer-screening-network-2023\/","title":{"rendered":"International cancer screening network 2023"},"content":{"rendered":"<p>Dal 21 al 23 giugno 2023 si \u00e8 tenuto l&rsquo;annuale meeting dell&rsquo;International cancer screening network (Icsn), che mira a promuovere e valutare l&#39;implementazione dei programmi di screening oncologici nei vari Paesi attraverso lo scambio di esperienze e metodi al fine di migliorare la qualit\u00e0 e l&#39;efficacia degli screening.<br \/>\n\tCarlo Senore, epidemiologo del&nbsp;Servizio di epidemiologia e screening del Centro di riferimento per l&#39;epidemiologia e la prevenzione oncologica in Piemonte (Cpo &#8211; Piemonte) e presidente del Gruppo italiano screening colorettale (Giscor), e Livia Giordano, epidemiologa del Servizio di epidemiologia e screening del Centro di riferimento per l&#39;epidemiologia e la prevenzione oncologica in Piemonte (Cpo &#8211; Piemonte), ci illustrano gli obiettivi dell&rsquo;Icsn, le tematiche principali che sono state affrontate in occasione dell&rsquo;edizione 2023 del meeting, l&rsquo;impatto della pandemia di Covid-19 sugli screening e le prospettive future dei nuovi programmi di screening.<\/p>\n<p><strong>1.&nbsp; Prima di entrare nel dettaglio dell&rsquo;evento, potreste descriverci gli obiettivi dell&rsquo;Icsn?<\/strong><br \/>\n\t<strong>Livia Giordano:<\/strong> l&rsquo;Icsn \u00e8 una rete di esperti di screening oncologici, creata dal National cancer institute (Nci) degli Stati Uniti alla fine del secolo scorso, con l&rsquo;obiettivo principale di mettere insieme tutta una serie di professionisti che lavorano nel campo oncologico a livello mondiale per promuovere lo scambio di idee, esperienze, punti di vista, formazione, studi e ricerche tra chi si occupa di screening. L&rsquo;Icsn rappresenta quindi una comunit\u00e0 di esperti che ha la finalit\u00e0 di implementare il dialogo, la condivisione di buone pratiche, evidenziare criticit\u00e0 e punti di forza e confrontarsi sugli sviluppi futuri di questa branca della medicina, fondata sulla <em>evidence based<\/em> e quindi su un approccio che segue una metodologia rigorosa condivisa tra chi vi partecipa.<br \/>\n\t<strong>Carlo Senore:<\/strong> vorrei aggiungere che l&rsquo;Icsn sta diventando progressivamente un&rsquo;organizzazione pi\u00f9 autonoma rispetto al Nci che, pur continuando a supportarne le attivit\u00e0, non \u00e8 pi\u00f9 il partner principale del consorzio. Inoltre, \u00e8 particolarmente interessante che in questo network si confrontino tanti esperti che lavorano su differenti linee di screening. Inizialmente, infatti, questo consorzio era incentrato essenzialmente sul cancro della mammella, che alla fine degli anni ottanta e nei primi anni novanta rappresentava il focus principale dell&rsquo;attivit\u00e0 di screening. Successivamente si sono attivati nuovi programmi di screening, attualmente sono sei, oltre a mammella, cervice uterina e colon retto si sono aggiunti anche polmone, prostata e stomaco secondo le raccomandazioni del Consiglio d&rsquo;Europa, e l&rsquo;edizione di Torino forse \u00e8 stata la prima ad avere una cos\u00ec ampia estensione di programmi di screening oncologici. Il meeting \u00e8 quindi un contesto nel quale si presentano e discutono molte esperienze diverse che interessano la gestione e valutazione dei programmi di screening in generale evitando l&rsquo;approfondimento specialistico per ogni singolo screening. Nell&rsquo;incontro di Torino \u00e8 emersa con chiarezza l&rsquo;utilit\u00e0 di avere uno scambio multidisciplinare e un confronto tra professionisti che si occupano di ambiti di screening diversi ma avendo sempre come focus lo screening di popolazione, cio\u00e8 un intervento di sanit\u00e0 pubblica che si sviluppa su diverse linee ma con degli aspetti in comune.<\/p>\n<p><strong>2.&nbsp; L&rsquo;edizione 2023 del meeting, dopo l&rsquo;emergenza pandemica di Covid-19, su quali temi si \u00e8 focalizzata?<\/strong><br \/>\n\t<strong>Carlo Senore:<\/strong> i temi principali affrontati nelle sessioni del meeting sono stati vari, con un focus sulle innovazioni tecnologiche nel campo degli screening oncologici che in alcuni casi sono state rese pi\u00f9 attuali dalla necessit\u00e0 di trovare strategie per superare l&rsquo;emergenza pandemica. Un&rsquo;attenzione particolare \u00e8 stata data anche alle tematiche inerenti al <em>risk-based screening<\/em>, ai nuovi test utilizzati anche nei programmi di screening gi\u00e0 esistenti, al monitoraggio di qualit\u00e0, all&rsquo;identificazione di strategie per raggiungere le popolazioni pi\u00f9 vulnerabili e garantire un&rsquo;equit\u00e0 di accesso agli screening, durante e dopo l&rsquo;emergenza pandemica, e ai nuovi programmi di screening (polmone, prostata e stomaco). Inoltre, sono state organizzate sessioni specifiche dedicate alle soluzioni adottate per affrontare la pandemia di Covid-19, alle strategie di comunicazione, al confronto tra i programmi di screening organizzati e quelli opportunistici a livello internazionale, valutandone vantaggi e svantaggi nei vari contesti. Infine, nell&rsquo;evento di quest&rsquo;anno \u00e8 stato affrontato, forse per la prima volta, il tema dell&rsquo;integrazione tra i programmi di screening intesi come attivit\u00e0 di sanit\u00e0 pubblica e l&#39;attivit\u00e0 clinica che consegue allo screening, attraverso lo sviluppo di percorsi di approfondimento diagnostico e di trattamento che coinvolgono i clinici su patologie particolari. Questa sessione parallela \u00e8 stata interessante e innovativa e ha fatto emergere l&rsquo;importanza di una collaborazione tra clinici e operatori di sanit\u00e0 pubblica.<br \/>\n\t<strong>Livia Giordano:<\/strong> le sessioni del meeting sono state numerose ma tutte molto armoniche tra loro. Oltre alle tematiche gi\u00e0 citate, segnalerei la sessione sull&#39;integrazione tra prevenzione primaria e prevenzione secondaria per sottolineare come la patologia tumorale debba essere affrontata in un&rsquo;ottica pi\u00f9 ampia, che tenga in considerazione non solo la diagnosi precoce ma anche e soprattutto la prevenzione della malattia, andando a incidere sugli stili di vita e sui comportamenti dei singoli, alcuni dei quali sono pi\u00f9 a rischio per l&rsquo;insorgenza di vari tumori. Credo che questo sia un aspetto importante da approfondire: i programmi di screening, infatti, non vanno intesi come compartimenti stagni privi di relazioni con quello che c&#39;\u00e8 prima e quello che c&rsquo;\u00e8 dopo ma al contrario presentano un&rsquo;interrelazione molto forte con lo step precedente e cio\u00e8 con la possibilit\u00e0 di fare prevenzione primaria e con lo step successivo e cio\u00e8 con l&rsquo;ambiente clinico per gli eventuali interventi terapeutici. Un&#39;altra sessione significativa \u00e8 stata quella sull&rsquo;equit\u00e0 all&rsquo;accesso ai programmi di screening, cio\u00e8 offrire lo screening a tutti gli aventi diritto, una condizione non sempre facile da raggiungere. Il convegno di Torino \u00e8 stato, infatti, l&rsquo;occasione per affrontare il tema dell&rsquo;equit\u00e0 nel campo degli screening a livello mondiale con esperti provenienti anche dai Paesi a basso e medio reddito (&ldquo;low- and middle-income countries&rdquo;) che, per motivi economici, organizzativi e di priorit\u00e0 sanitarie diverse, hanno maggiori difficolt\u00e0 a predisporre e implementare un programma di screening. Inoltre, \u00e8 stato sottolineato come alcune di queste criticit\u00e0 interessino anche sottogruppi di popolazioni pi\u00f9 vulnerabili di Paesi ad alto reddito (&ldquo;high-income countries&rdquo;), che necessitano di un&rsquo;attenzione particolare da un punto di vista organizzativo e di monitoraggio. Il confronto ha stimolato lo scambio di esperienze e la discussione di modelli da trasferire in realt\u00e0 molto diverse. Infine, oltre alla sessione dedicata alla presentazione degli abstract che sono stati circa trecento, mi fa piacere ricordare che all&rsquo;interno dell&rsquo;evento sono stati organizzati anche dei &ldquo;country corner&rdquo;, cio\u00e8 degli spazi in cui quattro Paesi (Giappone, Montenegro, Brasile e Burkina Faso), identificati come &quot;interessanti&rdquo; dal punto di vista dei programmi di screening, hanno potuto raccontare nel dettaglio la loro esperienza e condividerne punti di forza e criticit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>3.&nbsp; In che modo, i progressi della ricerca potranno contribuire a migliorare i programmi di screening organizzati? In particolare, che ruolo avranno i biomarcatori nei protocolli di screening basati sulla stratificazione del rischio individuale?<\/strong><br \/>\n\t<strong>Carlo Senore:<\/strong> un aspetto importante emerso durante il meeting \u00e8 la consapevolezza che lo screening possa essere un ambito interessante in cui fare ricerca, finalizzata ad esempio a migliorare l&#39;accessibilit\u00e0 anche favorendo l&#39;introduzione di metodiche innovative e sostenibili in quei Paesi dove le risorse economiche sono pi\u00f9 ridotte pur garantendo livelli di qualit\u00e0 adeguati. Oltre a una sessione specifica, il tema dello screening come piattaforma per la ricerca \u00e8 stato trasversale a tutte le sessioni, come dimostrato dagli oltre trecento contributi presentati e dalle molte esperienze condivise sulla ricerca valutativa di diversi approcci per gli inviti agli screening oncologici ma anche per percorsi diagnostici e di approfondimento.<br \/>\n\t<strong>Livia Giordano:<\/strong> per quanto riguarda le innovazioni nel campo degli screening segnalerei anche una sessione dedicata ai nuovi test di screening basati sul multi-cancer test utilizzato per individuare molte tipologie di tumori o su prelievi di sangue. Su queste metodiche sono in corso molti studi senz&rsquo;altro interessanti e allettanti da un punto di vista teorico, ma trattandosi di studi sperimentali i risultati a lungo termine e le applicazioni pratiche su larga scala andranno valutati con attenzione e cautela in termini di sensibilit\u00e0 e specificit\u00e0 dei test e di individuazione dei cancri intervallo. Questo significa che, ovviamente, la ricerca andr\u00e0 avanti procedendo per\u00f2 con criteri di valutazione rigorosi, considerando che lo screening \u00e8 un intervento di sanit\u00e0 pubblica che viene offerto a una massa enorme di persone asintomatiche. I progressi della ricerca, quindi, devono essere valutati non solo in termini di efficacia nel diagnosticare precocemente un tumore ma anche in termini di comunicazione del rischio e di altri aspetti.<br \/>\n\t<strong>Carlo Senore:<\/strong> allo stato attuale il valore predittivo di una serie di marcatori che sono oggetto di studio, come i polimorfismi genetici e i biomarcatori nelle feci e nel sangue, resta incerto. Al di l\u00e0 di queste valutazioni, il discorso relativo alla definizione di approcci basati&nbsp;sulla stratificazione del rischio individuale deve considerare aspetti pi\u00f9 generali, come gli eventuali problemi che si potrebbero favorire l&rsquo;esclusione di alcuni gruppi di persone dall&rsquo;accesso allo screening in quanto la stratificazione del rischio comporta un carico di lavoro per la raccolta dati che non tutti i centri sono in grado di fornire. Inoltre, un approccio di questo tipo implica anche una riflessione sugli aspetti etici e sulle modalit\u00e0 di comunicazione del rischio che dovrebbero consentire alle persone di operare una scelta informata su dati che sono incerti e di tipo probabilistico. In ogni caso, ci sono gi\u00e0 protocolli e dati disponibili per uno screening personalizzato con&nbsp;stratificazione sulla base del rischio individuale, come la storia di screening, che consente di fornire indicazioni pi\u00f9 personalizzate in relazione per esempio all&rsquo;intervallo fra un test di screening e quello successivo. L&rsquo;attenzione sull&rsquo;utilizzo di criteri basati sul rischio, sebbene indirizzata soprattutto ai gruppi di popolazione ad alto rischio, permetterebbe anche di identificare i gruppi a basso rischio in cui la frequenza dello screening potrebbe essere ridotta. Anche in questo caso per\u00f2 andrebbero valutate eventuali criticit\u00e0 in termini di accettabilit\u00e0 da parte delle persone, perch\u00e9 l&#39;offerta di un test di screening meno frequente non sempre viene percepita come un vantaggio, per cui la disponibilit\u00e0 ad aderirvi potrebbe anche ridursi. In conclusione, il tema della personalizzazione dello screening attraverso la stratificazione del rischio \u00e8 attualissimo, e anzi, gi\u00e0 durante l&rsquo;emergenza pandemica molti Paesi, per recuperare il ritardo negli screening, hanno definito delle priorit\u00e0 in base al rischio atteso, per esempio in relazione al numero di screening effettuati con esito negativo o ai livelli di alcuni biomarcatori. L&rsquo;emergenza ha dunque imposto di selezionare intervalli diversi nell&rsquo;esecuzione dei test di screening, ci\u00f2 ha significato ritardare il test di richiamo per le persone a rischio pi\u00f9 basso e al contrario ridurre il ritardo per quelle con rischio pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p><strong>4.&nbsp; Quali azioni dovrebbero essere messe in atto per evitare l&#39;esclusione di sottogruppi di popolazione vulnerabili?<\/strong><br \/>\n\t<strong>Livia Giordano:<\/strong> da questo punto di vista, sicuramente \u00e8 importante il monitoraggio perch\u00e9 ci consente di osservare le caratteristiche della popolazione e quindi di rilevarne le differenze ma per poterlo fare abbiamo necessit\u00e0 di avere a disposizione delle informazioni sulla popolazione che ci permettano di classificare le persone e raggrupparle in macrocategorie al fine di conoscere quali sottogruppi della popolazione partecipano di meno o di pi\u00f9 ai programmi di screening. Nonostante esista una giustissima legge che salvaguardia la privacy delle persone, lo screening ha bisogno di avere accesso a questi dati per essere pi\u00f9 efficace nelle azioni da mettere in campo e migliorare i programmi, oltre che a seguire le persone nel tempo. Rispetto ai sottogruppi ovviamente ce ne sono di noti, come la popolazione femminile immigrata che aderisce di meno allo screening presumibilmente per problemi culturali, di lingua e di accessibilit\u00e0 ai servizi sanitari. Ovviamente sapere che c&rsquo;\u00e8 una minore partecipazione di alcuni sottogruppi \u00e8 fondamentale per mettere in atto delle strategie che favoriscano l&rsquo;accesso allo screening anche in questi sottogruppi e le strategie possono essere le pi\u00f9 varie e andrebbero condivise con chi ne sa pi\u00f9 di noi e lavora con questi sottogruppi da pi\u00f9 anni. La traduzione degli opuscoli nelle varie lingue \u00e8 ovviamente fondamentale per comprendere cosa c&rsquo;\u00e8 scritto in una lettera di invito allo screening ma forse c&#39;\u00e8 qualcos&rsquo;altro su cui si potrebbe intervenire, ad esempio sugli aspetti culturali e soprattutto informativi e comunicativi relativi al significato e importanza dello screening per la salute. Ribadisco quindi l&rsquo;utilit\u00e0 di fare rete con chi nel territorio gi\u00e0 lavora con questi sottogruppi e ha un&rsquo;esperienza pi\u00f9 lunga e approfondita rispetto alle difficolt\u00e0 di accessibilit\u00e0 ai programmi di screening e in generali ai vari servizi, non solo sanitari, destinati ai cittadini. Vanno ricercate nuove strategie per favorire l&rsquo;adesione allo screening, come la mediazione interculturale e approcci di invito alternativi, senza dimenticare che, oltre alla popolazione immigrata, ci sono altri sottogruppi di popolazione che sono pi\u00f9 difficili da intercettare come le persone anziane con difficolt\u00e0 visive. Inoltre, con il web si tende sempre di pi\u00f9 a usare degli approcci comunicativi di invito che siano molto &ldquo;smart&rdquo; ma che non tutte le persone sono in grado di utilizzare. In conclusione, \u00e8 fondamentale riuscire a trovare un equilibrio tra quella che \u00e8 la nostra conoscenza del problema e della barriera che lo causa e condividere e sperimentare con altre figure le soluzioni e le strategie migliori.<\/p>\n<p><strong>5.&nbsp; Lo screening basato sulla stratificazione del rischio \u00e8 un tema che si collega direttamente a quello sulla comunicazione del rischio. In che modo ritenete debba essere gestito l&rsquo;aspetto comunicativo con gli utenti?<\/strong><br \/>\n\t<strong>Carlo Senore:<\/strong> \u00e8 indubbia la difficolt\u00e0 di alcune persone a utilizzare gli strumenti informatici, come i siti web, le mail o i codici QR, con la conseguenza di un&rsquo;accessibilit\u00e0 ai servizi e ai canali informativi non immediata. D&rsquo;altronde, il tema dello screening basato sul rischio individuale rende l&rsquo;aspetto della comunicazione ancora pi\u00f9 complesso, in quanto, oltre alla necessit\u00e0 di disporre di informazioni per la classificazione del rischio, attraverso un accesso completo ai dati raccolti nel percorso di screening, \u00e8 fondamentale tradurre queste informazioni in stime che le persone possano comprendere e utilizzare per scegliere in modo consapevole. Nel meeting di Torino sono state organizzate due sessioni specifiche sugli aspetti legali dell&rsquo;utilizzo dei dati e sull&rsquo;ambito della comunicazione. Attualmente sono in corso alcuni studi pilota sullo screening basato sul rischio che coinvolgono i potenziali utenti, anche attraverso la partecipazione a focus group, per arrivare a definire modelli di comunicazione e contenuti che siano facilmente interpretabili e utilizzabili dalle persone.<br \/>\n\t<strong>Livia Giordano:<\/strong> vorrei aggiungerei che, nell&rsquo;ambito della comunicazione negli screening, il nostro Paese e non solo \u00e8 stato sempre molto attento a garantire il rispetto di una scelta autonoma, con questo intendo dire che ovviamente lo screening \u00e8 sempre fortemente raccomandato ma ognuno, opportunamente informato, deve essere libero di scegliere. Da questo punto di vista, tutti i programmi di screening hanno cercato di mettere in atto una comunicazione trasparente e onesta su tutti gli aspetti, anche quelli negativi. Io credo che in Italia questa condizione si sia verificata e che il dibattito sia stato sempre intenso e anche molto coraggioso.<\/p>\n<p><strong>6.&nbsp; Potreste condividere una riflessione sulle&nbsp;lezioni apprese durante la pandemia&nbsp;di Covid-19?<\/strong><br \/>\n\t<strong>Carlo Senore:<\/strong> un aspetto interessante che \u00e8 emerso da diversi studi internazionali, alcuni dei quali presentati anche al meeting, \u00e8 la capacit\u00e0 di reagire meglio all&rsquo;emergenza pandemica da parte di quei programmi di screening dotati di una gestione pi\u00f9 comprensiva del percorso di screening, non limitata agli inviti e ai primi livelli ma in grado di programmare l&#39;attivit\u00e0 dell&rsquo;intero percorso di screening e allocare le risorse per gli step successivi al primo livello, riadattando se necessario l&rsquo;offerta del primo livello in funzione della possibilit\u00e0 di accesso agli approfondimenti diagnostici e alle misure terapeutiche. Ricordo, infatti, che in alcuni momenti della pandemia di Covid-19, gli accessi agli ospedali sono stati molto limitati, i tempi per l&#39;esecuzione degli esami molto pi\u00f9 lunghi e la disponibilit\u00e0 delle persone a recarsi nelle strutture sanitarie molto pi\u00f9 ridotta. In definitiva, i programmi di screening dotati di una gestione organizzativa flessibile e della capacit\u00e0 di adattare in corsa l&#39;organizzazione degli stessi sono stati in grado di resistere meglio e recuperare prima il ritardo accumulato. La capacit\u00e0 di disporre di dati per il monitoraggio e saperli utilizzare ha consentito di progettare delle strategie flessibili che tenessero conto di informazioni gi\u00e0 esistenti come quelle sul rischio in base al livello di copertura precedente, riuscendo in qualche modo a contenere l&rsquo;impatto inevitabile che la pandemia ha avuto sui programmi di screening. Il ritardo infatti si \u00e8 verificato praticamente ovunque, per\u00f2 in molti casi contenuto entro i sei mesi, un intervallo entro il quale, in base a quello che mostrano i modelli di simulazione di impatto della sospensione dell&rsquo;attivit\u00e0, le conseguenze della pandemia sugli screening saranno probabilmente limitate. D&rsquo;altra parte, anche in Italia, ci sono stati dei programmi di screening con un ritardo superiore che ha ulteriormente ampliato le differenze che gi\u00e0 esistevano, per esempio tra Nord e Sud Italia. In termini di accesso e capacit\u00e0 di offerta dei programmi, il Sud ha accumulato ritardi superiori a un anno, considerando che diversi programmi avevano con una copertura non completa gi\u00e0 prima dell&rsquo;emergenza pandemica, che ha evidenziato l&rsquo;utilit\u00e0 di avere una buona organizzazione e un buon monitoraggio.<br \/>\n\t<strong>Livia Giordano:<\/strong> secondo me la pandemia \u00e8 stata sicuramente un duro banco di prova per gli screening, che per qualche mese sono stati soppressi ovunque e poi riattivati con molta fatica e forse tuttora continuano a subire le conseguenze di questo stop. Potremmo affermare che siamo ancora nella fase della &ldquo;convalescenza&rdquo;. Personalmente penso che l&rsquo;esperienza della pandemia di Covid-19 da una parte ci abbia fatto comprendere come alcuni sistemi sanitari eccessivamente rigidi possano esserlo molto meno durante le emergenze, per cui il famoso detto &ldquo;se si vuole, si pu\u00f2&rdquo; \u00e8 vero, nel senso che a livello organizzativo molti servizi sanitari sono risultati molto pi\u00f9 duttili e in grado di superare le difficolt\u00e0 mettendosi in gioco. La lezione appresa \u00e8 che anche i programmi di screening, se gi\u00e0 con una base di organizzazione efficace, hanno la capacit\u00e0 di riadattarsi al contesto in cui operano. Dall&rsquo;altra parte per\u00f2 abbiamo appurato che, terminata l&rsquo;emergenza pandemica, i sistemi sanitari ritornano rigidi in pochissimo tempo, per cui ci\u00f2 che era duttile e maneggevole durante la pandemia di Covid-19 improvvisamente ritorna molto statico e rigido, impedendoci di sperimentare e mantenere nuove strategie. Possiamo dire, in conclusione, che il Covid-19 ci ha tolto tanto e ci ha insegnato qualcosa, sia in positivo sia in negativo.<\/p>\n<p><strong>7.&nbsp; L&rsquo;ultima sessione del meeting internazionale si \u00e8 focalizzata sui nuovi programmi di screening oncologici. Potreste illustrarci brevemente per quali tumori sono stati attivati i nuovi screening?<\/strong><br \/>\n\t<strong>Carlo Senore:<\/strong> i nuovi programmi di screening riguardano i tumori del polmone, prostata e stomaco. Le nuove raccomandazioni del Consiglio europeo invitano a prestare attenzione a questi nuovi screening e spingono nella direzione di utilizzarli come un&#39;opportunit\u00e0 di ricerca in quanto si tratta di modelli di screening in fase di definizione, per i quali disponiamo di un&rsquo;evidenza di riduzione di mortalit\u00e0. Il tumore dello stomaco \u00e8 per\u00f2 un caso a parte, perch\u00e9 pi\u00f9 che di un vero e proprio screening come pu\u00f2 esserlo la gastroscopia (\u00e8 il caso del Giappone) \u00e8 un intervento di eradicazione dell&#39;infezione da <em>Helicobacter pylori. <\/em>Tra l&rsquo;altro, non tutti i Paesi probabilmente sono candidati a farlo perch\u00e9 non c&rsquo;\u00e8 un&rsquo;incidenza cos\u00ec alta da giustificarlo. Il polmone e la prostata invece sono due casi interessanti sia perch\u00e9 c&#39;\u00e8 ancora tanta ricerca da fare sia perch\u00e9 queste raccomandazioni possono favorire progetti di ricerca condotti con un approccio di rete a livello europeo, affinch\u00e9 i programmi pilota messi in piedi approfondiscano temi aperti che riguardano soprattutto i percorsi di approfondimento, essendo ormai assodato che questi screening riducono effettivamente la mortalit\u00e0. Un aspetto importante da valutare riguarda i costi per ottenere questa riduzione di mortalit\u00e0 e capire se possano essere ridotti utilizzando degli approcci alle diagnosi di approfondimento che minimizzino il rischio di sovradiagnosi e sovratrattamento. Introdurre questi nuovi programmi quindi \u00e8 raccomandato ma in forma di progetti pilota e in questo senso l&#39;approccio di sanit\u00e0 pubblica e il confronto con l&rsquo;esperienza degli screening gi\u00e0 attivi potrebbe orientare la ricerca su un approccio che tenga conto della necessit\u00e0 di minimizzare i danni, oltre a ottenere un beneficio che, nello screening offerto a persone sane,&nbsp;resta il principio di riferimento. In sintesi, la possibilit\u00e0 che i programmi di screening gi\u00e0 esistenti possano operare una contaminazione positiva su questi nuovi programmi, spesso avviati pi\u00f9 dai clinici che dagli esperti di sanit\u00e0 pubblica, e l&#39;opportunit\u00e0 della ricerca di produrre informazioni rilevanti per programmare gli interventi futuri sono due aspetti particolarmente importanti emersi nell&rsquo;incontro a Torino. Concentrandoci sullo screening del tumore al polmone, \u00e8 da evidenziare che rappresenta un esempio molto particolare perch\u00e9 per la prima volta \u00e8 basato solo sul rischio e non sull&rsquo;et\u00e0 e anche per tutte le implicazioni etiche e di sanit\u00e0 pubblica di uno screening che riduce la mortalit\u00e0 di una patologia molto grave,&nbsp;che per\u00f2 potrebbe essere prevenuta eliminando l&rsquo;abitudine al fumo, prima ancora di effettuare lo screening. Questo significa che lo screening non deve in alcun modo diventare una giustificazione per ridurre l&#39;attenzione alle campagne finalizzate a smettere di fumare. Infatti, dal punto di vista etico e delle risorse, smettere di fumare ha un impatto sui costi per la sanit\u00e0 molto favorevole e, peraltro, gli screening sono pi\u00f9 costo-efficaci se abbinati a interventi di prevenzione primaria che favoriscano la cessazione dell&rsquo;abitudine al fumo. In conclusione, il messaggio importante che deve essere veicolato \u00e8 che gli investimenti sugli screening devono essere supportati in egual misura da interventi sulla prevenzione primaria, un dato non cos\u00ec scontato perch\u00e9 allo stato attuale le richieste per lo screening dei polmoni in Italia sono focalizzate soprattutto sull&rsquo;offerta della tac spirale pi\u00f9 che su quella dei centri antifumo, che \u00e8 invece estremamente carente e richiederebbe investimenti non inferiori a quelli destinati alla tac spirale.<\/p>\n<p><strong>Per approfondire:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>il <a href=\"https:\/\/icsn2023.it\/\">sito<\/a> e il <a href=\"https:\/\/icsn2023.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ICSN_TO_20-23giu2023_DEF-6.pdf\">programma<\/a> dell&rsquo;Icsn 2023.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 21 al 23 giugno 2023 si \u00e8 tenuto l&rsquo;annuale meeting dell&rsquo;International cancer screening network (Icsn), che mira a promuovere e valutare l&#39;implementazione dei programmi di screening oncologici nei vari Paesi attraverso lo scambio di esperienze e metodi al fine di migliorare la qualit\u00e0 e l&#39;efficacia degli screening. Carlo Senore, epidemiologo del&nbsp;Servizio di epidemiologia e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"categories":[],"tags":[],"class_list":["post-184","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ons.stage-zadig.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/184","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ons.stage-zadig.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ons.stage-zadig.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ons.stage-zadig.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ons.stage-zadig.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=184"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ons.stage-zadig.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/184\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ons.stage-zadig.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=184"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ons.stage-zadig.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=184"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ons.stage-zadig.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=184"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}